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Poesia Iride

Poesia Iride

Poesia: Iride

Nel tempo compiuto
sentiremo nel minuto
tutto il nostro vissuto.

Chi ha amato e donato
sarà lieto persino dell’incompiuto.

Tormentato e desolato;
accolgo il dolore del dissapore
del bacio che t’ho negato,
ché è noto e dato
che:

U rispettu è misuratu,
cu lu porta l’havi purtatu.

Nel confessare il patimento
d’un sentimento
da tempo celato,

fu fatale la richiesta.
E col cuore d’un leone,
che azzanna anche la tempesta,
abbassai la cresta
per una quiete onesta.

Se quel bacio fosse sbocciato,
il tempo si sarebbe fermato;
l’anima avrebbe tremato.

Eppure resta,
tra il taciuto e il donato,
la grazia concessa
di ciò che è stato:

un fiore mai colto,
eternamente amato.

Iride, verità divina,
avvicina con il suo bagliore
le anime che riconoscono
il dolce candore dell’amore.

Oggi, a un passo da me,
sento il dolo del dono
di Crono che, dal trono,
m’ha reso nel suolo il solo

più d’una vita vissuta
e oggi incompiuta

Iride il messaggio condivide:
a volte incide
a volte divide

Poeta Marco Schifilliti, Castelnuovo del Garda 04/05/2026

 

Sinossi

La sinossi presenta il contenuto essenziale della poesia, riassumendo vicenda, immagini centrali e nucleo emotivo

La poesia racconta una vicenda interiore legata a un amore intenso, segnato da un bacio negato e da un sentimento rimasto celato a lungo. Il soggetto lirico ripercorre il proprio vissuto attraverso dolore, rispetto, rinuncia e memoria. L’incompiutezza affettiva viene trasformata in grazia: ciò che avrebbe potuto sbocciare resta come “un fiore” custodito, eternamente amato. La figura di Iride assume valore simbolico: messaggera luminosa, avvicina anime affini e rivela la natura dell’amore, capace di unire e dividere.

Parafrasi

La parafrasi rende il testo in lingua più piana, chiarendo il significato dei versi senza alterarne il senso profondo.

Quando il tempo sarà compiuto, in un solo istante sentiremo tutto ciò che abbiamo vissuto. Chi ha saputo amare e donare potrà essere sereno anche davanti a ciò che è rimasto incompleto. Il soggetto lirico si mostra tormentato e desolato: accoglie il dolore nato dal dissapore legato a un bacio che ha negato. Tale scelta è posta sotto il segno del rispetto, espresso dal detto dialettale: il rispetto ha una misura, e chi lo possiede lo porta dentro di sé. Nel confessare una sofferenza custodita a lungo, la richiesta del bacio si rivela decisiva.

Con coraggio, simile a quello di un leone capace di affrontare la tempesta, il soggetto lirico abbassa l’orgoglio per conservare una pace sincera. Se quel bacio fosse avvenuto, il tempo si sarebbe arrestato e l’anima avrebbe tremato. Eppure, fra ciò che è rimasto taciuto e ciò che è stato donato, resta la grazia di un’esperienza vissuta: un fiore rimasto intatto, amato per sempre. Iride, immagine di verità divina, con la sua luce avvicina le anime capaci di riconoscere la purezza dell’amore. Nel presente, così vicino alla persona amata, il soggetto lirico sente il peso ambiguo del dono del tempo: Crono, dal suo trono, lo ha reso solo, come se avesse vissuto più di una vita, oggi rimasta incompiuta. Iride consegna il suo messaggio: talvolta incide, talvolta divide.

Perifrasi

La perifrasi amplia alcun espressioni del testo, sostituendo parole dense o simboliche con formule più distese e interpretative.

“Nel tempo compiuto” indica il momento finale della consapevolezza, quando la vita appare intera davanti alla coscienza. “Tutto il nostro vissuto” allude alla totalità delle esperienze, degli affetti, dei rimpianti e delle scelte compiute. “Il bacio che t’ho negato” rappresenta un gesto d’amore trattenuto, una possibilità affettiva rimasta sospesa per rispetto e integrità morale. “Abbassai la cresta” significa rinunciare all’orgoglio personale, scegliendo una quiete onesta. “Un fiore mai colto” diventa immagine dell’amore custodito nella sua purezza, lasciato intatto, sottratto al possesso e consegnato alla memoria. “Iride, verità divina” richiama una figura luminosa e mediatrice: Iride porta un messaggio superiore, capace di collegare terra e cielo, corpo e anima, desiderio e destino. “Il dono di Crono” indica il tempo come forza ambigua: concede vita, memoria e durata, e insieme separa, consuma, lascia incompiuti.

 Analisi

L’analisi interpreta temi, simboli, immagini e sviluppo emotivo della poesia.

La poesia ruota attorno al tema dell’amore incompiuto. Il sentimento appare autentico, profondo, persino sacro, e trova la propria forza proprio nella rinuncia. Il bacio negato diventa il centro simbolico del testo: gesto assente, eppure potentissimo, capace di generare dolore, memoria, interrogazione morale. Il rispetto occupa una posizione decisiva. Il distico dialettale — “U rispettu è misuratu, / cu lu porta l’havi purtatu” — introduce una sapienza popolare che conferisce autorità etica alla scelta del soggetto lirico. L’amore viene misurato dalla capacità di custodire l’altro, anche attraverso una rinuncia.

La figura del fiore sintetizza la tensione tra desiderio e purezza. Il fiore “mai colto” conserva una bellezza intatta: l’amore, pur restando incompiuto, riceve una forma eterna. L’assenza del possesso permette al sentimento di elevarsi, trasformandosi in memoria luminosa. Iride e Crono rappresentano due poli simbolici. Iride è luce, messaggio, verità, collegamento tra anime. Crono è tempo, destino, consumazione, solitudine. Tra queste due figure si colloca il soggetto lirico, diviso tra l’illuminazione dell’amore e il peso della durata.

Analisi metrica e stilistica

L’analisi metrica e stilistica osserva forma, ritmo, versi, rime, suoni, figure retoriche e scelte espressive.

La poesia è composta in versi liberi, con misura variabile e andamento prevalentemente lirico-confessionale. La struttura procede per nuclei brevi, spesso scanditi da enjambement e pause forti. Tale libertà metrica rispecchia il movimento interiore del testo: memoria, confessione, esitazione, slancio simbolico.

Sono presenti molte rime e assonanze:
“compiuto / minuto / vissuto”,
“amato / donato / incompiuto”,
“desolato / negato / dato”,
“richiesta / tempesta / cresta / onesta”,
“dono / Crono / trono / suolo / solo”,
“condivide / incide / divide”.

Queste catene sonore creano un effetto di eco, come se il pensiero tornasse più volte sugli stessi punti emotivi.

Analisi stilistica:

Lo stile alterna lingua poetica elevata e sapienza dialettale. Termini come “Iride”, “verità divina”, “Crono”, “anima”, “bagliore” innalzano il registro verso una dimensione mitica e spirituale. Il proverbio dialettale, invece, radica la poesia in una concretezza etica e popolare.
Tra le figure retoriche principali si possono riconoscere:
Metafora: “un fiore mai colto” indica l’amore rimasto intatto.
Personificazione: Crono siede “dal trono” e agisce sul destino umano.
Allitterazione: nella sequenza “dolo del dono / di Crono che, dal trono” il suono della d e della o dà compattezza musicale.
Antitesi: “taciuto e donato”, “incide / divide” esprimono il contrasto tra unione e separazione.
Simbolo: Iride rappresenta il messaggio luminoso dell’amore e della verità.

Prosa

La prosa trasforma la poesia in un discorso continuo, conservando contenuto e atmosfera.

Quando il tempo giungerà al suo compimento, in un solo istante sarà possibile sentire l’intero peso della vita vissuta. Chi ha amato e donato potrà guardare con serenità anche ciò che è rimasto incompleto. Il soggetto lirico accoglie il dolore nato da un bacio negato, consapevole che il rispetto possiede una misura profonda e appartiene a chi lo porta dentro di sé. Confessare un sentimento celato per molto tempo ha reso fatale una richiesta. Con coraggio, il soggetto lirico ha affrontato la tempesta interiore e ha rinunciato all’orgoglio per salvare una pace onesta. Quel bacio, se fosse sbocciato, avrebbe fermato il tempo e fatto tremare l’anima. Eppure, tra silenzi e doni, resta la grazia di ciò che è stato: un fiore rimasto intatto, amato per sempre.  Iride, luminosa messaggera di verità, avvicina le anime che riconoscono il candore dell’amore. Nel presente, il soggetto lirico sente il peso del tempo, dono e ferita insieme: Crono lo ha reso solo, come chi porta dentro di sé più vite vissute e una vita ancora incompiuta. Il messaggio di Iride resta duplice: l’amore talvolta incide profondamente, talvolta separa.

Tono e registro

Questa parte descrive l’atmosfera emotiva della poesia e il livello linguistico adottato.

Il tono è elegiaco, meditativo e confessionale. La voce poetica parla da una soglia interiore fatta di memoria, rimpianto e accettazione. Il dolore viene espresso con compostezza, senza eccessi: prevale una malinconia dignitosa, attraversata da una luce spirituale.

Il registro è prevalentemente alto e lirico, con aperture simboliche e mitologiche. La presenza di Iride e Crono innalza il testo verso una dimensione universale. Accanto a questo registro elevato compare il distico dialettale, che introduce una nota sapienziale, concreta, radicata nella tradizione orale. L’incontro tra mito, sentimento e proverbio crea una voce personale, intensa e riconoscibile.

Riflessione filosofica e poetica

La poesia suggerisce che l’amore raggiunge la propria verità anche attraverso ciò che resta incompiuto. Il compimento affettivo coincide soltanto in parte con il possesso o con il gesto realizzato. A volte la rinuncia conserva una purezza più alta, perché sottrae il sentimento alla consumazione e lo consegna a una durata interiore. Il bacio negato diventa così una soglia filosofica: da una parte il desiderio, dall’altra il rispetto. Il soggetto lirico sceglie una quiete onesta, pur pagando tale scelta con dolore e solitudine. La poesia mostra che ogni decisione autentica porta una ferita, e che la memoria trasforma quella ferita in forma, canto, simbolo. Iride rappresenta la poesia stessa: un ponte luminoso tra ciò che si sente e ciò che si riesce a dire. Crono rappresenta il limite: il tempo passa, separa, lascia tracce. Tra Iride e Crono nasce il senso profondo del testo: l’esistenza umana vive tra luce e perdita, dono e ferita, vicinanza e distanza. L’amore, anche incompiuto, può restare eterno quando viene custodito dalla parola poetica.

Marco Schifilliti

Mi chiamo Marco Schifilliti e sono nato il 9 novembre del 1983 nella splendida città Sicula, porta della Sicilia, Messina. Ho conseguito la maturità magistrale abilitante all’insegnamento nella scuola primaria e dell’infanzia e la laurea in scienze della comunicazione e multimedialità. Ho conseguito anche il percorso formativo per il conseguimento di 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche ai sensi e per gli effetti di cui al D.M. MIUR 616 del 10/08/2017.

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