Titolo: Pietà
La purezza senza paura
accarezza con dolcezza
ogni viso liso
dalla selva oscura
Annaspo e annego
tra lacrime e sorrisi
perché siamo divisi
L’illusione del reale
ricorda che son ora mortale
Il bisogno d’amore é naturale!
Esso può risvegliare il conflitto ancestrale
Mi desti ancora oggi,
in questa realtà!
Nulla facesti per tale verità
Codesta è libertà,
in queste righe scrivo l’urlo di pietà!
Allungando le catene della schiavitù rompo anche i tabù!
Spezzare voglio,
senza orgoglio
il legame letale!
Invisibile è il filo del cammino,
a questo m’inchino!
Consapevole che s’ama senza perché!
La domanda è: chi ama me e te?
Castelnuovo del Garda, 24/12/2025 Poeta Marco Schifilliti
Parafrasi
La purezza, priva di paura, accarezza con delicatezza ogni volto consumato dalle difficoltà e dall’oscurità della vita. Io mi dibatto e affondo tra pianto e sorriso, perché gli esseri umani sono separati. L’illusione della realtà mi ricorda che ora sono un essere mortale. Il bisogno d’amore è naturale e può risvegliare un conflitto antico, radicato nella natura umana. Tu mi hai risvegliato ancora oggi, dentro questa realtà e nulla di intenzionale hai compiuto per rendere vera questa consapevolezza. Questa è la libertà: in questi versi scrivo un grido di pietà. Allungando le catene della schiavitù, infrango anche i tabù. Voglio spezzare, senza superbia, un legame distruttivo. Il filo che guida il cammino è invisibile: a esso mi inchino. Sono consapevole che si ama senza una ragione; resta la domanda essenziale: chi ama me e te?
Perifrasi
La poesia descrive una condizione umana fragile, segnata dalla paura, dalla divisione e dal desiderio profondo di amore. La “purezza” rappresenta una forza etica e spirituale capace di avvicinarsi con compassione all’umanità ferita. Il soggetto lirico vive una tensione interiore: da un lato il bisogno naturale di amare, dall’altro la consapevolezza che l’amore può generare conflitto e dolore. La libertà quasi mai coincide con l’assenza di vincoli e si sostanzia anche nel coraggio di riconoscere le proprie catene, spezzare i legami distruttivi e accettare l’incertezza del cammino. L’amore autentico è privo causa razionale in cui rimane aperta una domanda inquieta sull’essere amati.
Prosa riassuntiva
Pietà è una riflessione poetica sulla fragilità dell’uomo contemporaneo, diviso tra desiderio di amore, consapevolezza della propria mortalità e bisogno di libertà. Il testo mette in scena un io lirico che attraversa dolore e speranza, fino a formulare una domanda essenziale sull’amore reciproco e sul senso della compassione.
Sinossi
Il componimento si sviluppa come un percorso interiore: dalla purezza compassionevole → alla sofferenza esistenziale → alla presa di coscienza della mortalità → alla ricerca di libertà → alla domanda finale sull’amore. La poesia offre riflessioni e affida al lettore un’urgenza morale ed emotiva.
Analisi stilistica e linguistica
Struttura
- Versi liberi, senza schema metrico regolare
- Assenza di punteggiatura rigida → flusso riflessivo e meditativo
- Andamento discorsivo-esistenziale
Lessico
- Lessico astratto e simbolico: purezza, illusione, libertà, pietà, verità
Campi semantici principali:
- sofferenza (annego, lacrime, catene)
- amore (bisogno d’amore, s’ama)
- libertà (rompo, spezzare, tabù)
- Figure retoriche principali
- selva oscura → condizione esistenziale (eco dantesca)
- catene della schiavitù → vincoli interiori e sociali
- filo invisibile del cammino → destino, senso della vita
Antitesi: lacrime / sorrisi
Anafora semantica del tema della rottura: rompo, spezzare
Tono
- Grave, meditativo, civile
- Alternanza tra confessione personale e riflessione universale
Temi principali
- Compassione (pietà) come valore umano fondamentale
- Fragilità e mortalità
- Amore come bisogno naturale e conflittuale
- Libertà come consapevolezza e rottura dei legami distruttivi
- Domanda aperta sull’amore reciproco
Interpretazione complessiva
La poesia “Pietà” di Marco Schifilliti si colloca in una linea lirica contemporanea esistenziale, dove il soggetto lirico condivide una ferita aperta. Il testo si chiude con una domanda etica sull’amore che pur essendo incondizionato, resta fragile e incerto nel mondo reale.
Riflessione teosofica
Nella prospettiva teosofica, la poesia “Pietà” può essere letta come l’eco di un’anima che ricorda la propria origine spirituale mentre è immersa nella densità della materia. La “purezza senza paura” è oltre una stato morale, è una condizione ontologica dell’essere: è l’anima prima della caduta nell’illusione, quando è ancora unita al “Tutto”. Essa accarezza i “visi lisi” perché la compassione nasce dal riconoscimento dell’unità: chi soffre è, in essenza, lo stesso Sé.
L’“illusione del reale” richiama il velo di Māyā: ciò che appare solido e definitivo è transitorio, e la consapevolezza della mortalità è soglia iniziatica. L’annegare tra lacrime e sorrisi esprime il conflitto tra personalità e coscienza superiore, tra l’io frammentato e l’Io universale. La divisione è necessaria per l’esperienza evolutiva.
Il bisogno d’amore, definito “naturale”, è in realtà memoria dell’unità originaria. Tuttavia, quando l’amore è filtrato dall’ego, riattiva il “conflitto ancestrale”: il karma delle relazioni, il legame che può liberare o incatenare. Le “catene della schiavitù” sono condizioni interiori: attaccamenti, paure, identificazioni che prolungano il ciclo della separazione. Rompere i tabù significa infrangere le forme mentali che imprigionano la coscienza.
Il “filo invisibile del cammino” è il sutratma, il filo d’oro che unisce le incarnazioni e guida l’anima attraverso le prove. Inchinarvisi non è resa, ma accettazione consapevole della Legge. L’amore “senza perché” è l’amore impersonale, incondizionato, che dà per amore senza pretesa alcuna.
La domanda finale “chi ama me e te” è rivolta al principio divino che dimora in ogni essere. Nella visione teosofica, la risposta è silenziosa e certa: l’amore autentico è ricordato, perché è la sostanza stessa dell’essere.

