Poesia: L’inganno
L’inganno attuale crea deriva
nel cammino dell’ancestrale via!
Credere che l’Essente abbia creato
la misura del naturale susseguirsi del presente
dona potere all’inesistente Fato
È la mente dell’homo
che in ogni azione
si affida a Crono
perdendo cognizione
dell’eterno dono
Credendo esista conteggio nel pellegrinaggio della via
s’eclissano armonia e sinergia.
A sua immagine e somiglianza fummo creati!
Il Messia insegnò la via per sentirsi amati e perdonati
ce ne siamo forse dimenticati
Brindiamo per la fine e il nuovo inizio
di un’esistenza che dimentica l’essenza dell’archè
vivendo senza il mistero del perché
accogliendo soltanto il così com’è
si compete all’altezza del falso re
compiendo l’odio che nutre l’orgoglio
di chi vuole la guerra tra me e te!
Anima torna in te!
Dove due o tre…
La scelta sta a me e te!
Castelnuovo del Garda 31/12/2025 Poeta Marco Schifilliti
Perifrasi
L’inganno attuale crea deriva / nel cammino dell’ancestrale via!
L’errore spirituale del presente fa perdere direzione, facendo deviare dall’antico cammino “originario”.
Credere che l’Essente abbia creato / la misura del naturale susseguirsi del presente / dona potere all’inesistente Fato
Pensare che l’Essente (Dio/Principio) abbia stabilito una “misura” rigida e numerabile del tempo e degli eventi del presente finisce per attribuire autorità a un Fato che, in realtà, è inesistente.
È la mente dell’homo / che in ogni azione / si affida a Crono / perdendo cognizione / dell’eterno dono
È la mente umana che, in ciò che fa, si consegna al tempo che divora (Crono), e così smarrisce la consapevolezza del dono dell’eternità (della dimensione spirituale).
Credendo esista conteggio nel pellegrinaggio della via / s’eclissano armonia e sinergia.
Se si crede che il cammino della vita sia un calcolo (un conteggio, una gara), allora svaniscono l’armonia e la collaborazione tra le persone e con il tutto.
A sua immagine e somiglianza fummo creati! / Il Messia insegnò la via per sentirsi amati e perdonati / ce ne siamo forse dimenticati
Siamo stati creati “a immagine e somiglianza” di Dio; Cristo ha indicato la via dell’amore e del perdono; forse l’abbiamo dimenticata.
Brindiamo per la fine e il nuovo inizio / di un’esistenza che dimentica l’essenza dell’archè / vivendo senza il mistero del perché / accogliendo soltanto il così com’è / si compete all’altezza del falso re / compiendo l’odio che nutre l’orgoglio / di chi vuole la guerra tra me e te!
Festeggiamo passaggi e capodanni, mentre l’esistenza smarrisce l’origine (archè) e vive senza interrogarsi sul senso; accetta solo la superficie del “così è”, entra in competizione seguendo un sovrano ingannevole (idolo del potere/ego/tempo), e finisce per compiere un odio che alimenta l’orgoglio di chi desidera la divisione e la guerra tra gli esseri umani.
Anima torna in te! / Dove due o tre… / La scelta sta a me e te!
Anima, rientra in te stessa (ritrova il centro). Lì dove “due o tre” si riuniscono (richiamo evangelico alla comunità e alla presenza del sacro), si decide: la responsabilità della scelta è personale e condivisa (“io e te”).
Parafrasi
L’inganno del nostro tempo ci fa perdere la direzione e ci allontana dall’antico cammino. Pensare che l’Essente abbia stabilito una misura rigida e inevitabile per il succedersi naturale degli eventi nel presente significa dare forza a un Fato che in realtà è inesistente. È la mente umana che, in ogni azione, si affida al tempo (Crono) e così perde consapevolezza del dono dell’eternità. Quando si crede che il cammino della vita sia un conteggio e un calcolo, scompaiono armonia e cooperazione. Siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio; il Messia ha insegnato una via per sentirci amati e perdonati: forse ce ne siamo dimenticati. Brindiamo alla fine e al nuovo inizio e intanto viviamo un’esistenza che dimentica l’essenza del principio originario, rinunciando alla domanda sul senso; accettiamo soltanto ciò che appare, e finiamo per competere seguendo un falso re, compiendo un odio che alimenta l’orgoglio di chi vuole guerra e divisione tra “me” e “te”. Anima, torna a te stessa: dove anche solo due o tre si ritrovano nell’amore c’è pace, la scelta dipende da me e da te.
Sinossi
La poesia denuncia un “inganno” moderno: scambiare il tempo, il calcolo e il destino per legge assoluta, dimenticando l’origine spirituale (archè), la via dell’amore e del perdono. L’esito è competizione, orgoglio, odio e divisione. L’appello finale invita l’anima a ritornare al centro e a scegliere, insieme agli altri, la via dell’unità.
Prosa
L’inganno del presente ci spinge fuori rotta, lontano da un cammino antico che un tempo sembrava più chiaro. Ci convinciamo che l’Essente abbia fissato un ordine numerabile e inevitabile degli eventi, e così finiamo per consegnare la nostra libertà a un Fato che inesistente. È la mente umana, piuttosto, a inginocchiarsi davanti a Crono, al tempo che consuma, dimenticando il dono dell’eterno. Quando trasformiamo la vita in conteggio, in prestazione, in gara, l’armonia e la collaborazione si spengono. Eppure siamo stati creati a immagine e somiglianza; il Messia ci ha insegnato una via per sentirci amati e perdonati: come abbiamo potuto scordarlo? Brindiamo ai passaggi, alla fine e al nuovo inizio e intanto viviamo senza custodire l’origine e senza ascoltare il mistero del “perché”: ci accontentiamo del “così com’è”, e competiamo seguendo un falso re. Da lì nasce l’odio che nutre l’orgoglio e prepara la guerra tra me e te. Per questo l’anima ha bisogno di ricordare e tornare in se stessa: quando anche solo due o tre si raccolgono nell’amore si sostanzia la pace, la scelta diventa reale, ed è affidata a ciascuno di noi—a me e a te.
Riflessione teosofica (chiave di lettura simbolico-spirituale)
Premessa di metodo: uso la teosofia come “lente interpretativa” e mai come “verità del testo”. Mi baso su ciò che auspico la poesia suggerisca: dualismo apparenza/essenza, tempo/eterno, destino/libertà, ego/unità, più i simboli (Crono, archè, Messia).
a) L’“inganno” come maya (apparenza che vela l’essenza)
Nella tradizione teosofica e in molte correnti esoteriche, il mondo fenomenico può essere letto come velo di apparenze: la poesia chiama “inganno attuale” ciò che devia dalla “via ancestrale”. Il presente, se assolutizzato, diventa una deriva: perché è scambiato per unica realtà, perdendo il contatto con il Principio.
b) “Crono” e la prigionia nella misurazione
Crono è simbolo del tempo misurato, della sequenza, dell’ansia del prima/dopo. L’io che “si affida a Crono” perde “cognizione dell’eterno dono”: in termini teosofici, è come se la coscienza restasse intrappolata nel piano più denso (psichico-mentale) e dimenticasse l’intuizione dell’unità. Il “conteggio” nel pellegrinaggio indica una spiritualità ridotta a performance: progressi numerabili, meriti contabili, punteggi dell’ego.
c) Il Fato “inesistente” e la libertà come responsabilità karmica
Il testo nega e rifiuta un Fato-personaggio che comanda dall’esterno (“inesistente Fato”). In una lettura teosofica, questo può richiamare l’idea che siamo co-creatori: esiste semmai una legge di causa-effetto (karma) intesa come responsabilità e conseguenze. Il rischio è confondere la legge morale-cosmica con un determinismo cieco; la poesia invita a evitarlo e pensarla diversamente.
d) “Archè” come Principio e unità del vivente
“Archè” rimanda al principio originario: nella teosofia, l’unità del Tutto precede le forme. “Dimenticare l’essenza dell’archè” significa perdere la percezione che ogni essere è connesso. Da qui la conseguenza etica: se dimentico l’unità, entro in competizione e accetto un “falso re” (idolo: ego, potere, tempo, materia elevata a sovrano).
e) La guerra tra “me e te” come frutto della separazione
Il verso finale della sezione lunga è decisivo: l’odio nutre l’orgoglio di chi vuole guerra tra “me e te”. In prospettiva teosofica, la separazione è illusoria: la violenza nasce quando l’io si crede assoluto. La “via del Messia” (amore e perdono) diventa allora una via di reintegrazione dell’unità.
f) “Dove due o tre…” e la pratica spirituale comunitaria
Il richiamo evangelico (“Dove due o tre…”) suggerisce una spiritualità che è anche relazionale: la coscienza si eleva quando si crea un campo di armonia tra persone. “La scelta sta a me e te” chiude in modo teosoficamente coerente: evoluzione spirituale = scelta quotidiana, personale e insieme condivisa.
Analisi stilistica
a) Struttura e andamento
Testo in verso libero, con strofe brevi e una strofa centrale più ampia (quella del “Brindiamo…”), che funziona da culmine argomentativo.
Andamento parenetico (esortativo): denuncia → spiegazione → richiamo religioso → invettiva morale → appello finale.
b) Lessico e campi semantici
Due campi forti:
Tempo / misura / conteggio: “misura”, “susseguirsi”, “presente”, “conteggio”, “pellegrinaggio”, “Crono”.
Spiritualità / origine / salvezza: “Essente”, “eterno”, “dono”, “archè”, “Messia”, “amati”, “perdonati”, “Anima”.
Il lessico alterna:
termini filosofici (“Essente”, “archè”),
termini mitologici (“Crono”),
termini biblici (“immagine e somiglianza”, “Messia”, “dove due o tre…”),
creando un tessuto sincretico (filosofia + mito + cristianesimo).
c) Figure retoriche principali
Esclamazioni frequenti (“via!”, “creati!”, “dimenticati”, “Anima torna in te!”, “La scelta…”): intensificano il tono oratorio.
Antitesi (opposizioni concettuali): presente/ancestrale; conteggio/armonia; fine/nuovo inizio; essenza/superficie (“così com’è”); me/te (divisione) vs “due o tre” (comunità).
Personificazioni / allegorie: “Fato” e “Crono” come potenze simboliche; “falso re” come idolo che domina i comportamenti.
Climax nella strofa lunga: dalla constatazione (“Brindiamo…”) alla diagnosi (“dimentica l’archè”) fino alla denuncia morale (“odio… guerra tra me e te”).
Allusione/intertestualità:
Genesi: “a immagine e somiglianza”;
Vangelo (Matteo 18,20): “Dove due o tre…” (il testo tronca la citazione e la richiama con forza).
d) Sintassi e voce
Frasi spesso brevi e incisive, con enjambement concettuali (spezzature che separano unità sintattiche).
Registro profetico-morale: l’io poetico parla come voce ammonitrice rivolta a un “noi” collettivo (“brindiamo”, “ce ne siamo”).
Finale con passaggio a imperativo (“Anima torna in te!”) e a responsabilità dialogica (“me e te”).
e) Suono e ritmo
Presenza di rime/assonanze sparse (non sistematiche): “deriva/via”, “azione/Crono/cognizione/dono”, “via/sinergia”, “perché/com’è/re”, “orgoglio/te”.
Il ritmo è sostenuto da ripetizioni e parallelismi, più che da metrica regolare: tipico del verso libero “oratorio”.

